Tempus fugit

È una vita che non scrivo più.
Non perché non abbia cose da dire, ma perché non trovo mai il tempo per dirle.
Eppure, di cose, in questi 3 mesi, ne sono successe.
Sono morti Mandela, lou reed e philip seymour hoffman. Ho un lavoro nuovo e qualche chilo in più. Ho deciso di cambiare, e ci sto provando.
Per carità, tutte cose di cui non frega un cazzo a nessuno, ma tutte cose di cui avrei voluto parlare.
Tutti attimi che sono fuggiti via prima che il mio spirito critico si sia potuto esprimere. E io rosico.
A volte penso che molte di queste cose avrebbero meritato una storia, una cosa grossa, un libro, un film, una serie, un cazzo di quadro.
Il mio pensiero è quasi sempre: “cazzo, ci scrivo un libro. Perdio io lo leggerei”.

Il mio cambio di lavoro era sicuramente un buon libro. Di quelli avvincenti, con ribaltamenti continui di fronte, e con un finale degno de la versione di barney. L’ultimo capitolo l’avrei titolato “la rivalsa”. Un libro finito. potevo scriverlo in una notte. ma poi mi è volato via di mano. e boh..
30 anni a Londra. andata e ritorno in 2 giorni. gruppo di amici.
ci sarebbe sicuramente uscito un ottimo film all’italiana, di quelli un po’ finti indie, che solitamente critichi ma che alla fine guardi sempre volentieri.
un gruppo di giovani attori italiani bravi, una storia onesta, sincera, una location perfetta e storie di bravate per non prendersi troppo sul serio.
cazzo un film già fatto.
ciao!
Avrei voluto scrivere di Mandela, di lou, di hoffman, ma non ho colto l’attimo, e quindi pace all’anima vostra.
e poi, a volte, penso che, come tutti, anche la mia vita è un po’ una storia che, porcamignotta, non ho mai tempo di scrivere.
non è che ci vorrebbe tanto. anche perchè tra social cosi e social ciaffi in pratica la tua vita è già scritta, giorno per giorno. basterebbe solo raccoglierla e catalogarla.
mica devi essere uno scrittore. basta essere un decente archivista.
ma anche per questo ci vuole tempo, e io manco per questo ho tempo.

quindi boh.. scriverò prima o poi.
spero che troverò altre cose interessanti da dire. queste ormai sono passate. e mi sono fuggite.
come sti cazzo di trentanni che sono arrivati all’improvviso, e pesano più di quanto si possa immaginare.
Non so come lo vedete voi un trentenne. Io lo vedo già arrivato, in giacca, cravatta, valigetta e moccioso di 3 anni in braccio.
e io mica mi vedo (per fortuna) così.
Ho sempre detto che a trentanni volevo andare in giro con un gatto nero al guninzaglio. Manco quello.

Ho 30 anni e non so ancora come collocarmi.
Ma forse anche per questo ci vuole tempo.

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